{"id":2099,"date":"2025-01-22T17:14:20","date_gmt":"2025-01-22T17:14:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/2025\/01\/22\/presence-is-celebrating-the-moment-and-observing-change\/"},"modified":"2025-01-22T17:32:46","modified_gmt":"2025-01-22T17:32:46","slug":"presence-is-celebrating-the-moment-and-observing-change","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/2025\/01\/22\/presence-is-celebrating-the-moment-and-observing-change\/","title":{"rendered":"PRESENCE IS CELEBRATING THE MOMENT AND OBSERVING CHANGE"},"content":{"rendered":"<div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:25px;--awb-padding-right:15%;--awb-padding-left:15%;--awb-padding-right-medium:10%;--awb-padding-left-medium:10%;--awb-padding-right-small:5%;--awb-padding-left-small:5%;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap\" style=\"max-width:104%;margin-left: calc(-4% \/ 2 );margin-right: calc(-4% \/ 2 );\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column\"><div class=\"fusion-title title fusion-title-1 fusion-sep-none fusion-title-text fusion-title-size-two\" style=\"--awb-text-color:var(--awb-color4);--awb-margin-bottom:-5px;--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h2 class=\"fusion-title-heading title-heading-left fusion-responsive-typography-calculated\" style=\"margin:0;--fontSize:36;line-height:var(--awb-typography1-line-height);\"><h2>PRESENCE IS CELEBRATING THE MOMENT AND OBSERVING CHANGE<\/h2><\/h2><\/div><div class=\"fusion-title title fusion-title-2 fusion-sep-none fusion-title-text fusion-title-size-three\" style=\"--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h3 class=\"fusion-title-heading title-heading-left fusion-responsive-typography-calculated\" style=\"margin:0;--fontSize:24;line-height:var(--awb-typography1-line-height);\">(Published in Percorsi Yoga, Quaderni di Yoga-YANI, July 2024)<\/h3><\/div><div class=\"fusion-text fusion-text-1\"><p><em>At the still point of the turning world. Neither flesh nor fleshless; Neither from nor towards; at the still point, there the dance is, But neither arrest nor movement. And do not call it fixity, Where past and future are gathered. Neither movement from nor towards, Neither ascent nor decline. Except for the point, the still point, There would be no dance, and there is only the dance. I can only say, there we have been: but I cannot say where. And I cannot say, how long, for that is to place it in time.<\/em><\/p>\n<p>Da T.S.Eliot, <em>Four Quartets, n.1 (1)<\/em><\/p>\n<p>Quarant\u2019 anni fa ho incontrato lo yoga e non ho pi\u00f9 smesso di praticarlo. Da allora sono cadute parecchie delle mie certezze e sono sorti molti dubbi, ma di una cosa sono sicura: l\u2019assoluta importanza della pratica quotidiana. Da molti anni conduco, principalmente, workshop e seminari di approfondimento per insegnati yoga e praticanti esperti, in Italia e all\u2019estero. Ma ho anche uno studio privato a Firenze dove, oltre alle lezioni individuali, tengo tre corsi annuali a cadenza settimanale. Divido i corsi in principianti assoluti studenti che praticano da pi\u00f9 di un anno e studenti esperti, quelli che mi seguono da molti anni. Presso il mio studio organizzo anche un seminario intensivo a cadenza mensile o bimestrale per gli studenti esperti e gli insegnanti yoga su argomenti che ritengo sia necessario approfondire.<\/p>\n<h5>Un percorso graduale per i principianti<\/h5>\n<p>Ogni anno inizio un nuovo gruppo di principianti; con loro ho la necessit\u00e0 di procedere per gradi, con semplicit\u00e0, ed anche se in genere per i corsi non faccio programmi dettagliati con i principianti seguo un percorso graduale. Propongo pratiche semplici che possano permettere agli allievi prendere confidenza con i principi fondamentali dello yoga e di iniziare a sviluppare la loro pratica individuale quotidiana, che \u00e8 importantissima. La percezione della forza di gravit\u00e0 e del respiro ha un assoluto bisogno di pratica, \u00e8 difficile da conquistare e si perde facilmente. Durante i primi due o tre mesi di un corso principianti dedico molta attenzione alla cura delle posizioni in piedi ed insisto molto proprio sul piede e sull\u2019allineamento alla gravit\u00e0 in <em>tad\u0101sana,<\/em> che se praticata correttamente permette di approcciare tutti gli altri \u0101sana con facilit\u00e0. Dopo aver dedicato molto tempo alle posizioni in piedi introduco posizioni a terra, posizioni sedute, piccoli piegamenti nelle posizioni in avanti e indietro, e le torsioni pi\u00f9 semplici combinate in sequenze sempre pi\u00f9 armonizzate.\u00a0 Un buon risultato per il primo anno \u00e8 che gli allievi scoprano che non tutti i giorni sono uguali e che possono accettarsi senza giudizio e iniziare la pratica da dove si trovano. La perseveranza nello yoga \u00e8 una qualit\u00e0 fondamentale: sono molto felice quando i miei allievi, a volte gi\u00e0 dal primo anno, riescono a mantenere una loro pratica quotidiana, anche breve ma costante, presupposto indispensabile per un vero progresso nello yoga. Per questo propongo pratiche semplici ed accessibili, adattabili alle esigenze di ognuno, sia per le posizioni che per la respirazione. Nel farle proprie gli allievi sentono un progressivo miglioramento della postura e della respirazione ma anche il beneficio immediato della \u201cpresenza\u201d che ritengo essenziale.<\/p>\n<p><strong>Sar\u00f2 molto felice se i miei allievi alla fine del primo anno si sentiranno\u00a0 ben radicati a terra e saranno in grado di percepire che il movimento origina dalla spina dorsale<\/strong>.<\/p>\n<hr \/>\n<h5>Le lezioni nascono dall\u2019osservazione del gruppo<\/h5>\n<p>Eccetto il corso per i principianti, in tutti gli altri corsi il percorso che propongo si delinea a posteriori. Mi regolo cos\u00ec: quando la lezione \u00e8 finita, sapendo esattamente cosa ho fatto in classe, prendo alcune note che saranno importanti per impostare le lezioni successive. Vedo, a posteriori, il percorso svolgersi nelle mie note in maniera pi\u00f9 dettagliata rispetto a quello che poteva essere un programma di massima pensato in precedenza.\u00a0 Le mie lezioni sono da sempre molto spontanee, nascono dall\u2019osservazione, devo vedere di che cosa ha bisogno il gruppo in quel momento. Certamente, sono molti gli strumenti che ho a disposizione: sono tutti quelli che hanno contribuito alla mia pratica in\u00a0 quarant\u2019anni.<\/p>\n<p>Lo yoga che insegno non cerca la performance, in classe non esistono competizione e confronto e sono anche molto attenta a non fare \u201ccorrezioni\u201d, ma cerco di suggerirle in maniera generica a tutto il gruppo anche quando sono per un solo allievo. Pratico insieme al gruppo perch\u00e9 le mie parole descrivono le mie percezioni ma, se necessario, mi muovo nello studio per aiutare chi ha bisogno di supporti o modifiche alla posizione.<\/p>\n<p>Il respiro \u00e8 parte centrale dell\u2019insegnamento sin dal primo giorno.\u00a0 Dall\u2019inizio invito alla ricerca di una respirazione naturale libera da tensioni, una ricerca che durer\u00e0 tutta la vita! I miei allievi dicono che non faccio mai una lezione uguale all\u2019altra, infatti, desidero che la loro pratica individuale sia molto soggettiva e nasca dalla percezione chiara di quello che sentono e non da una ripetizione meccanica. So che lo yoga si estender\u00e0 piano piano fuori dal tappetino e che inizieranno ad osservare dei cambiamenti nella loro vita, ad ascoltare e a rispettare, in ogni momento, il loro corpo.<\/p>\n<p>Nei corsi seguo i principi fondamentali trasmessi da Vanda Scaravelli, basati sulla gravit\u00e0, il respiro e <strong>l\u2019andamento ondulato e flessibile della colonna vertebrale, che ha un suo proprio ritmo.<\/strong><\/p>\n<p>Quando insegno lascio che le parole nascano dalla percezione chiara di quello che sento nel corpo in quel momento e da quello che percepisco osservando il gruppo, nel silenzio della pratica \u00e8\u2019 come se diventassimo una cosa sola. Sono convinta che il corpo ha la sua intelligenza e la prima cosa che insegno \u00e8 che quando la nostra mente impara a riposare sul respiro ed a seguirlo possiamo esplorare molti spazi interni. <strong>Insegno ad affidarsi senza paura alla gravit\u00e0 e lad accogliere la risposta di allungamento ed espansione in tutte le direzioni che nasce spontaneamente e ci mette in contatto con la colonna vertebrale, in questo modo anche il respiro si armonizza naturalmente. <\/strong>Guido la pratica in modo da far emergere la posizione dall\u2019interno verso l\u2019esterno.\u00a0 Ognuno, secondo le sue possibilit\u00e0, senza sforzo, trova la sua misura, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 un modello da raggiungere n\u00e9 una forma da imporre al corpo dall\u2019esterno. Sembra difficile ma non lo \u00e8. Gi\u00e0 dalle prime lezioni invito ad abbandonare le aspettative e rimanere in ascolto della gravit\u00e0, lasciando che il movimento emerga, spontaneamente, in armonia con il respiro. Ascoltando il corpo ed esplorando i tempi e gli spazi del respiro, gli allievi imparano ad osservare il cambiamento.<\/p>\n<hr \/>\n<h5 style=\"text-align: left;\">Uno spazio vuoto<\/h5>\n<p>Nel mio studio le pareti sono pulite, non ci sono immagini o fotografie ma solo lo stretto necessario per praticare, mi piace che sia semplicemente uno spazio \u201cvuoto\u201d cos\u00ec che quando varchiamo la soglia ci sia il \u201cvuoto\u201d necessario all\u2019apprendimento ed alla scoperta. Ci sono io e ci sono gli allievi, non ci sono programmi <strong>e dal momento in cui la lezione inizia anch\u2019io sto nell\u2019ascolto e sono parte del gruppo. <\/strong>E\u2019 una gioia insegnare e la prima a divertirsi e ad essere curiosa di quello che accade sono io; il mio insegnamento arriva dall\u2019esperienza e da un forte legame con il momento presente.<\/p>\n<hr \/>\n<h5>Ognuno \u00e8 diverso e cambia da momento a momento<\/h5>\n<p>Il Sutra III.6 degli <em>Yogasutra di <\/em>Patanjali dice: <em>Tasya bh\u016bmisu viniyogah<\/em>, indicando che nello yoga \u00e8 necessario procedere per gradi. Questo sutra era molto amato da Krishnamacharya e da suo figlio T.K.V. Desikachar che, insieme a B.K.S. Iyengar, \u00e8 stato uno degli insegnati di Vanda Scaravelli. Desikachar prese da questo sutra il nome del suo particolare insegnamento che chiam\u00f2 <em>Viniyoga,<\/em> a significare che lo yoga deve essere adattato all\u2019individuo e non l\u2019individuo allo yoga. Come riporta il maestro Bernard Bouanchaud in <em>The essence of Yoga,<\/em> per Desikachar \u201dLo spirito del <em>Viniyoga <\/em>\u00e8 quello di partire da dove ci troviamo. Dato che ognuno \u00e8 diverso e cambia da momento a momento, non ci possono essere punti di partenza generici, e le risposte gi\u00e0 confezionate sono inutili. La situazione presente deve essere esaminata e il livello abitualmente stabilito deve essere riesaminato.\u201d (2)<\/p>\n<p>Questo concetto vale nell\u2019\u2019insegnamento cos\u00ec come nella pratica personale.\u00a0 Che io tenga classi di gruppo settimanali o lezioni individuali non do mai niente per scontato. Riconosco che nella pratica ci sono degli stadi di evoluzione, quando la osservo nel trascorrere del tempo ho la percezione che ci sia uno sviluppo graduale. Per\u00f2, nella mia esperienza, questo sviluppo non \u00e8 mai un processo lineare, si va avanti ma si torna anche indietro; a volte il percorso somiglia pi\u00f9 ad una spirale, si apprende di nuovo, si mette in dubbio, si fanno nuove scoperte.<\/p>\n<p>Quando entro in classe desidero che la mia presenza sia assoluta; per presenza intendo essere contemporaneamente nel cambiamento, vederne gli sviluppi, gioire dei benefici e dei progressi della pratica, ma anche essere principianti, osservarsi come se fosse la prima volta, accogliere il momento presente, sapendo che la percezione che sorge istante dopo istante si dissolve per far posto ad altro, tornare a sentire il \u201cnuovo&#8221;, rinnovare l\u2019attenzione e l\u2019ascolto. <strong>In classe invito gli allievi a mantenere il silenzio, ed anch\u2019io nell\u2019insegnamento non parlo continuamente. Questo consente agli allievi di entrare in un silenzio pi\u00f9 profondo che, come un dono, a volte si trasforma in meditazione.<\/strong> <strong>Preferisco che\u00a0 domande e osservazioni vengano fatte al termine della lezione. <\/strong>Qualsiasi tema io possa aver deciso di approfondire durante un corso viene da me costantemente modulato dall\u2019ascolto e dall\u2019osservazione attenta di quello che accade in classe, dalla reazione degli allievi alle pratiche proposte, ma anche da una percezione chiara di quello che sta succedendo dentro me. Allora pu\u00f2 accadere che si attivi una parte molto intuitiva che indica strade inaspettate. Capita cos\u00ec che durante una lezione trovi un nuovo modo di spiegare un asana per venire incontro alle esigenze di uno degli allievi. Quando sono nel flusso diventa tutto molto pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<hr \/>\n<h5>Il cuore del mio insegnamento<\/h5>\n<p>Per me \u00e8 sempre stato importante lo studio, attraverso cui ho acquisito tante informazioni utili, ho imparato pratiche e sequenze, indicazioni e controindicazioni. Ho seguito corsi sui testi tradizionali dello yoga dove il processo di apprendimento era simile a quello di un corso scolastico. Tutto questo \u00e8 stato e continua ad essere di grande interesse, e lo porto nei miei corsi. Ma il cuore del mio insegnamento non viene da l\u00ec, non sta l\u00ec, viene da quello che ho imparato da Vanda, dalla relazione con lei e dalla mia esperienza. Vivo lo yoga come una pratica per la vita, \u00e8 la vita stessa, dove non ci sono mete raggiunte per sempre: \u201cSenza ambizione e per un tempo infinito\u201d, usava dire Vanda.<\/p>\n<p>Seguo alcuni miei allievi da 20\/30 anni e devo dire che nel tempo quello che conta \u00e8 la verit\u00e0 del momento. E\u2019 importante essere sempre principianti, altrimenti non \u00e8 possibile fare nuove scoperte. A volte \u00e8 necessario perdersi, lasciare una pratica che non ci corrisponde pi\u00f9 e poi ritrovare la bellezza di una pratica autentica. Il corpo ci ringrazia e sappiamo di aver ritrovato la via. Nelle classi di gruppo cerco di rispettare ogni persona nella sua unicit\u00e0 e nella proposta di pratiche guidate parto spesso dalla pratica pi\u00f9 indicata per la persona che nel gruppo ha pi\u00f9 difficolt\u00e0, non lascio mai nessuno indietro. La relazione\u00a0 \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante durante un corso, desidero che tutti gli allievi sentano che io rispetto l\u2019unicit\u00e0 di ognuno di loro.<\/p>\n<p>E\u2019 bello insegnare quello che sto praticando. E\u2019 una gioia trasmettere qualcosa di vivo, cerco di essere autentica, di rispettare la mia verit\u00e0. Non insegno quello che non fa pi\u00f9 parte della mia pratica quotidiana ma, qualsiasi pratica stia insegnando, rimango comunque sempre coerente con i principi fondamentali che la guidano.<\/p>\n<p>La mia maestra Vanda Scaravelli, pur avendo insegnato per anni a persone che poi hanno diffuso il suo insegnamento in tutto il mondo, non ha mai fondato una scuola di formazione, convinta che, come lei stessa dice in <em>Tra terra e Cielo, <\/em>\u201cL\u2019organizzazione uccide la pratica. Dobbiamo esserne consapevoli. L\u2019amore \u00e8 ovunque, in ogni cosa, \u00e8 tutto. Ma se lo confiniamo in una scatola, in un luogo preciso, scompare.\u201d\u00a0 (3)\u00a0 Vanda sosteneva che lo yoga non poteva sottostare al desiderio di successo, non poteva accettare compromessi per ragioni di denaro. \u201cLa verit\u00e0, come l\u2019amore, non pu\u00f2 essere dimostrata o spiegata, oppure offerta. E\u2019 qui intorno a noi in tutta la sua immensit\u00e0. Dobbiamo solo essere coscienti ed osservare con attenzione\u201d (4) Per tutti gli anni che ho frequentato le sue lezioni individuali non abbiamo mai fatto programmi. Io entravo nella sua stanza e mi affidavo totalmente al suo insegnamento. Non ho mai percepito che Vanda avesse un programma prestabilito per le lezioni, era invece assolutamente presente con una attenzione profonda a cui non sfuggiva niente.<\/p>\n<p>Lo yoga \u00e8 allo stesso tempo una scienza ed un\u2019arte, \u00e8 arrivato a me attraverso una trasmissione ininterrotta. Sono innumerevoli le pratiche che una tradizione millenaria ha codificato, ma per fortuna, allo stesso tempo, lo yoga \u00e8 anche un mistero oltre la nostra possibilit\u00e0 di pianificare e programmare, contenere ed afferrare, come diceva Vanda, non si pu\u00f2 metterlo in una scatola. Sono convinta che in realt\u00e0 non ci sono strade, scale, gradi.<strong> Lo yoga \u00e8 l\u00ec nel momento presente, esattamente dove siamo e ci incontriamo, insegnanti e allievi, perch\u00e9 dobbiamo mantenere vivo, nella relazione tra persone viventi il flusso della trasmissione. <\/strong>Una relazione che \u00e8 fondata sulla fiducia dell\u2019allievo nell\u2019insegnante, e dell\u2019insegnante nella potenza dello yoga di cui ha fatto esperienza. Da qui nasce la forza che sosterr\u00e0 l\u2019allievo nella pratica individuale. Sembra che ci sia una contraddizione tra la ricerca di una pratica che porti ad uno sviluppo graduale e una dimensione che non dipende dal tempo. Ma in definitiva \u00e8 proprio in questa contraddizione che si apre un varco, che si pu\u00f2 aprire una porta.<\/p>\n<p>(1) Al punto fermo del mondo che ruota. N\u00e9 corporeo n\u00e9 incorporeo; N\u00e9 muove da n\u00e9 verso; al punto fermo, l\u00e0 \u00e8 la danza, Ma n\u00e9 arresto n\u00e9 movimento. E non la chiamatela fissit\u00e0, Quella dove sono riuniti il passato e il futuro. N\u00e9 moto da n\u00e9 verso, N\u00e9 ascesa ne declino. Tranne che per il punto, il punto fermo, Non ci sarebbe danza, e c\u2019\u00e9 solo la danza. Posso soltanto dire: l\u00e0 siamo stati, ma non so dire dove. E non so dire per quanto tempo, perch\u00e9 questo \u00e8 collocarlo nel tempo.\u00a0 Da T.S: Eliott, <em>Quattro quartetti, <\/em>Garzanti Editore, Milano, 1992, pag. 9<\/p>\n<p>(2) Bernard Bouanchaud, <em>The essence of yoga<\/em>, Rudra Press, Portland, 1997, pag. 154 (traduzione dell\u2019autore)<\/p>\n<p>(3) Vanda Scaravelli, <em>Tra terra e cielo<\/em>, Ed. Mediterranee, Roma, 2015, pag. 82<\/p>\n<p>(4)<em> Ibidem<\/em><\/p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[24,2],"tags":[],"class_list":["post-2099","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-press-en","category-uncategorized"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2099","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2099"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2099\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2108,"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2099\/revisions\/2108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2099"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2099"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rossellabaroncini.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2099"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}